Solo un pazzo può
prendersi cura di un pazzo!

E' pazzia, ma c'è del metodo! (Shakespeare)

La strage al tribunale di Milano e altre riflessioni

La strage al tribunale di Milano.

Ѐ la sagra della ipocrita pseudo informazione. Come sempre gli ipocriti guardano il fatto e non  danno importanza all’antefatto.

 Si vuole farla passare come opera di un pazzo il che è una offesa ai pazzi. Quel tale, magari criminale di suo, era nella  piena capacità di intendere e volere, lucidamente presente, orientato nel tempo e nello spazio. 

Semmai come tanti, come anche tutti i gerarchi delle finanza, come anche tutti gli egoisti che non si contentano mai e vogliono sempre più quattrini sfruttando il prossimo, non sanno vivere da uomini,  da uomini onesti; tutto qui. A quei tali per essere uomini manca qualche rotellina.

Bene: quel tale faceva parte di una combriccola di malviventi (che non pagavano le tasse, che facevano lavorare al nero e al nero vendevano, che falsavano i loro bilanci (come tanti); si sa che lui (ma forse anche qualcun altro della congrega) era cocainomane e frequentatore di casinò e credeva (da ipocrita) di essere un galantuomo perché  tanti, come lui, non andavano in galera (vedi anche a quel tempo un presidente del consiglio che poi, in verità, in galera mai c’è andato ). Purtroppo per quel tale, da delinquente faceva a mezzo con delinquenti (e tutti i delinquenti della sua razza, fra l’altro, vogliono passare per onesti). Il peggio cioè del peggio del sistema in atto.

Non basta: avendo finito i guadagni illeciti in bagordi (era uso anche possedere auto di lusso), ridotto alla fame aveva avuto il coraggio di rivolgersi ai servizi sociali per avere una casa, gratuitamente s’intende, e un aiuto economico, magari esigeva anche di essere curato dal Servizio Sanitario Pubblico perché stava male; faceva del resto come tanti commercianti e artigiani , (ma anche qualche imprenditore), che non pagano le tasse e si servono del servizio pubblico per risparmiare e non si accorgono che danneggiano chi come me le paga fino all’ultimo centesimo oltre al fatto che non hanno diritto di quelle prestazioni (ambulatoriali, ospedaliere, farmaceutiche, assistenziali) non avendo pagato le tasse. Questo fatto, o usanza, è  stato mai stigmatizzato dalla stampa benpensante? 

Di fatto, comunque, in quella congrega di delinquenti lui e solo lui era rimasto fregato e nessuno gli dava ragione  che secondo una certa banale sua logica pensava di avere, anzi ne era certo perché lui era stato la vittima; ma in verità non aveva ragione secondo le leggi che sostengono il sistema, oggi vigenti (fra le quali di fatto anche la legge del Menga). 

Ora quel tale sembra voglia passare da incapace di intendere e volere (se ci riesce non andrebbe né in galera né in un manicomio criminale oggi abolito ma affidato ai servizi sociali, come qualcun altro); l’ho sentito dire da un avvocatessa che quel tale veramente è in condizioni psichiche pietose, poverino,” pure se l’elettrocardiogramma sia normale” (chi lo sa cosa c’entri l’elettrocardiogramma), ma non si sa  se un giudice abbocchi o no.. Non ci sarebbe da meravigliarsene se abboccasse.

A proposito del fatto increscioso ho ascoltato le vibranti parole del Presidente della Repubblica che mettevano in risalto l’alto rispetto dovuto alla magistratura.

Sempre col dovuto rispetto, vorrei far notare che frequenti sentenze (che non requisiscono il mal tolto a tanti truffatori, corrotti e corruttori, l’assoluzione per i fatti di Genova, la non condanna di chi ha ammazzato centinaia di persone con l’amianto e con la acciaieria di Taranto, la non condanna di chi ha inquinato a  pagare i danni, l’assoluzione per i morti dell’acciaieria di Torino e così via) non aiutano ad avere rispetto della magistratura. 

Lo sappiamo, c’è la massoneria di mezzo e gli uomini d’onore sono intoccabili, lo so.  

I politici e la stampa ora stanno a parlare di controlli e di misure cautelative d’acceso ai tribunali mentre non badano al segnaccio che  la situazione odierna (politica, morale, economica) ci manda, (lo  faceva notare anche l’ex sindaco di Venezia sere fa al telegiornale della notte del terzo programma tv). Nello sbandamento totale siamo sull’orlo del baratro e ci si gingilla tranquillamente,  si guarda il dito e non la luna. Oggi anche chi è nel sistema, (e quella combriccola faceva e fa parte del sistema) non regge più, tanto che non si suicida ma ammazza e che (è successo in questi giorni) la paura o il credere allo scherzo di essere licenziato può far sorgere la disperazione insieme al delirio di persecuzione che ha  portato alla morte l’incolpevole presunto responsabile.

 E si continua a non pensarci, si pensa al chiavistello.. 

Comunque è sempre meglio essere onesti e non avere a che fare con i delinquenti (anche se la cosiddetta legge non li condanna) e con gli ipocriti. 

Chi sta male e chi sta bene

Si fa un gran dire che si sta male.

Però molti continuano a stare troppo bene (perché non si contentano mai).

Forse anch’io sto un po’ troppo bene ma mi contento della mia pensione di 2700 euro al mese, in verità mi sento un fortunato, in verità starei bene anche con 2000 euro rispetto a chi ne prende 700 (e non tutti prendono questa somma di denaro al mese). 

Sono vecchio e non ho  tante spese.

 Ma starebbe bene anche un pensionato che ne  prende 5000  con 2500 e chi ne prende 10000 con 3000 e così via a crescere, non aritmeticamente, fino a una cifra massima sotto i 10.000 euro al mese. Un po’ di sobrietà dei “signori” , tra l’altro, farebbe bene alla comunità; penso che potrebbe far diminuire la corruzione. E gli stipendi, per tre o quattr’anni o per sempre, potrebbero andare fra 1.000-1.200 euro (per gi operai) fino a !0.000 (per i grandi menagers, compreso il Presidente della Repubblica, crescendo gradatamente secondo il merito e la responsabilità).Per vivere strabene possono bastare.

In tre o quattr’anni si risanerebbe il debito pubblico. Lo so, è un mio delirio da pazzo. Ma a volte i pazzi hanno ragione,  parola di psichiatra. 

E, se si deve risparmiare, non si manda l’esercito a guerreggiare (purtroppo inutilmente), non si fanno spese pazze per gli armamenti , si usa l’esercito (con le sue ruspe e il suo “Genio”) per riassestare il territorio, non si fanno stazioni ferroviarie sotto terra (tra l’altro la direttissima fra Rifredi e Campo Marte c’è già e, se non basta quel fono che c’è, meglio un nuovo foro di qualche centinaio di metri nel poggio che sottoterra di svariati chilometri (è stata calcolata la spesa per le crepe che già ci sono negli stabili sopra la galleria? (gravi danni  mostrati in un servizio tv)

 Inoltre fra il sud e il nord c’è una strada larga chilometri e chilometri non bisognosa di ponti e di asfalto, basterebbe non costose chiatte per portare containers e autotreni, si risparmierebbe e si creerebbe lavoro. Le “grandi opere” le potremmo rimandare a quando si potrà.

Ci sarebbero da prendere decisioni necessarie e utili al posto di quelle inutili, ci sarebbe però da cambiare il sistema. Per fare ciò ci vorrebbe un moderno Montesquieu. Ne riparleremo.

So che sarà difficile; dovrebbe far cessare l’egoismo, la corruzione e la boria che tanto rendono a tanti. 

L’anniversario di Firenze capitale

Don Manetti, prete fiorentino coltissimo, passò sconosciuto ai più. Laureato in sanscrito, sapeva parlare in latino e in greco antico (l’ho sentito  parlare scorrevolmente in greco col prfessor Pieraccioni, cattedratico di greco dell’università di Firenze, il quale un po’ stentava), oltre che pensare e parlare in cinque lingue moderne. Conosceva la storia di Firenze come pochi, fu implicato in un esemplare episodio della Resistenza fiorentina. 

Nel conversare su Firenze capitale mi riassunse quel periodo con un quartina in vernacolo venuta fuori a quel tempo che indica con precisione il sentimento causato da quell’evento; due endecasillabi e due dodecasillabi bene articolati anche se popolari. Ecccola:

              “Torino piagne quando il prence parte,

               Napoli ride quando il prence arriva.

               E Firenze, che l’è la culla dell’arte,

               gli va in c… quando arriva  e quando parte”.

Una pagina di storia che meglio non può essere rappresentata.

Quando il re si trasferì a Firenze il museo archeologico era stata già fatto dai Lorena, mancava l’inaugurazione che il re (zotico, ignorante, che puzzava come uno stambecco) volle fare e volle pure essere immortalato con una scritta sui muri del museo. Fu contentato; infatti in una grande sala del museo c’è una scritta in geroglifici egiziani  circa l’avvenimento ; ma se chi la legge  sa interpretare quei segni vede che quel re è indicato come “il re che viene dal dilà dei monti”, cioè straniero.). Anche questo fa parte della storia di Firenze ( di quando Firenze era Firenze). 





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